L’Italia e gli omicidi stradali

31 agosto 2011

 

Riportiamo una denuncia di AMI Onlus, una lettera del Presidente Marco Guidarini in riferimento ad un articolo del Corriere di Siena.

Purtroppo un nuovo incidente, una nuova vittima: una battaglia che AMI Onlus conduce dal 2003 e che le istituzioni respingono a mò di muro di gomma.

Clicca qui per leggere l’articolo del Corriere di Siena

 

Un commento è d’obbligo:

Il Ministro Maroni parla della necessità di introdurre il reato di
“omicidio stradale” per gli incidenti gravi (e anche noi siamo
d’accordo!)
ma prendendo questo esempio (e mille altri!) dobbiamo chiederci:  il
reato di omicidio stradale vale solo per coloro che provocano incidenti
(potendo ottenere, come solo in Italia avviene, una patente senza
adeguata preparazione anzi colpevole superficialità ,  potendo viaggiare
ubriachi con scarsi controlli come solo in Italia avviene, potendo
riottenere patente e libertà dopo gravi reati come solo in Italia
avviene) oppure:

Anche per coloro che pur prendendo lo stipendio per progettare,
costruire e mantenere le strade in sicurezza e la sicurezza sulle strade
(ingegneri, tecnici, amministratori…e anche giudici) trascurano tutte
queste voci e scaricano le loro responsabilità puntualmente sull’utente
e quando non ci riescono sulla fatalità (almeno la fatalità non va in
galera). Si evidenziano le cause di incidenti (velocità, ubriachezza, ma
anche stanchezza e colpi di sonno anche dopo il lavoro) però ci tappiamo
gli occhi di fronte alle cause di lesioni (“incoscienti” guard-rail,
muri a spigolo e pali metallici rasenti alla strada) e disposti
incoscientemente sulle nostre strade 10 volte più che nei Paesi  seri
dove la prevenzione la fanno seriamente mentre in Italia se ne parla e
basta.

Il Ministro Maroni, ha tutta la mia stima, ma per esaminare un incidente
con metodo scientifico (e non partigiano) dovrebbe seguire il metodo di
analisi che propongo da anni:
la catena di fattori è costituita da: cause di incidenti (un colpo di
sonno) e da cause di lesioni (un guard-rail già pericoloso da nuovo poi
anche piegato e non rimesso in sicurezza che si è comportato come un
ariete ed ha ucciso).
I guard-rail “all’italiana” sono pericolosissime strutture (ma
grottescamente si chiamano “barriere di sicurezza”) che si comportano
frequentemente per gli automobilisti anche da “gabbia” aumentando il
numero e le conseguenze degli scontri frontali, inoltre si comportano
come arieti (l’incidente di Kubica ne è un esempio anche se meno
drammatico di quello accaduto a Consuelo) e si comportano come
autentiche ghigliottine per i motociclisti (con decapitazioni ed
amputazioni di arti). Tutto legalizzato! Con la nostra associazione
denunciamo da anni questa vergogna ma, solo in Italia, non si vuole
usare un metodo scientifico. La salute dei cittadini evidentemente sta
poco a cuore alla maggior parte dei nostri politici…
ed al ministro Maroni?
La strada statale Siena-Grosseto era una strada della morte 50 anni fa
ed oggi è come allora (nonostante i soldi spesi). Così è in tutta Italia
ed a nessuno importa.
Ma forse i nostri politici e gli italiani preferiscono concentrarsi e
lavorare per risolvere lo sciopero dei calciatori!

Dott. Marco Guidarini
Medico Traumatologo
Presidente AMI (www.motociclisti-incolumi.com).

 

 

 

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