Tradotto, fuori Rolfo, dentro Hopkins.
Già, nell’attesa del terzo appuntamento spazio al “mercato” piloti.
Così il team Stiggy decide di cambiare il pilota; ovvio ne scaturiscano salutari polemiche.
Rolfo, amareggiato, lascia la squadra, tutto sommato, senza troppe polemiche, stupefatto però che siano stati gli sponsor a manipolare la scelta del team.
Roberto Rolfo ringrazia quindi i suoi collaboratori, i meccanici in particolare, e fa spazio a John Hopkins.
Anche il team ringrazia Rolfo ma non commenta (facile attenderselo) la scelta ne lascia chiaramente intendere se la scelta sia stata figlia di ragionamenti sportivi o figlia di logiche di mercato.
Si, peccato perdere Rolfo, atomo tricolore della molecola Italiana in sbk, ma ad onor del vero non so quanti di noi possano essere stupiti sia nel caso che la scelta sia puramente sportiva, sia nel caso che la scelta sia frutto di una logica di mercato, di sponsor o d’introiti.
Tutto sommato: le due logiche, non sono una sola? Non sono gli sponsor a tirare avanti un team? Non sono gli sponsor a foraggiare le squadre in cui, guardacaso, corrono i piloti più vincenti?
Ammetto: sposo la scelta e sono stupito solo del fatto che sia maturata ora, ad inizio campionato: questo si, un paragrafo un po’ fumoso della storia nel suo intero. Meglio scegliere all’inizio, o meglio ancora, prima dell’inizio. Dove sta lo stupore di Rolfo?
Sportivi o no ognuno di noi è chiamato a dare risultati, ognuno di noi è valutato; e no, non è retorica, è meccanica di vita, chimica del lavoro; è la regola del gioco(lavoro?).
Dove c’è da esser stupiti? Il mio lavoro è picchiare sui tasti(so già che attivati i commenti agli articoli mi farete fuori…), il suo è correre, possibilmente vincere, galleggiare fra i primi; insomma, farsi inquadrare la moto: lo sponsor, il team, cercano quello.
Ognuno di noi, (governo docet) vive di credito: non si parla di moralismi, di teoria del superuomo, di vincere sempre, ne di motti inflazionati(l’importante è partecipare): si parla di una professione, di aspettative, di risultati, di problemi da risolvere, di dimostrazioni da dare a chi ci ha “assunto”: ognuno di noi sa di cosa sto scrivendo, Rolfo Roberto compreso.
Per questo facevo scivolare il discorso sul credito. Si può non vincere, non primeggiare, ok, si può essere comunque degli ottimi professionisti. Ma per quanto si ha credito? Per quanto, senza successo? Per quanto possiamo non dare risultati ?
Il tutto, applicato ad un ambiente di sport professionistico ti porta tanto in alto o tanto in basso: in entrambi i casi, in breve tempo: servono risultati.. o uno sponsor folle.
E Rolfo aveva il conto (con il successo), in rosso da tempo.
Pilota, pardon, promettente ma mai vincente, sia nel motomondiale (miglior risultato un secondo posto nella classifica iridata) che in superbike. Pilota che ha bruciato la chance di avere la moto giusta : la honda ten kate con cui Toseland ha vinto il mondiale…
Questo pezzo non è una gogna, non è nemmeno una constatazione amichevole, ne sono certo: questo pezzo ha l’assurda pretesa di essere una riflessione lineare: quanti piloti sono stati, negli ultimi anni, fin troppo pompati? Quanti piloti, pur non avendo mai vinto ma pur essendo di indubbio valore sono stati lo spettro di loro stessi nelle varie classi in cui hanno corso? Troppi secondo me, molti, purtroppo, sono italiani (senza farne un elenco).
Lo sport tutto, la velocità in primis, è un “posto” dove di bravi se ne trovano parecchi, un posto dove servono soltanto i migliori, dove il secondo è soltanto il primo degli ultimi.
Forse si, questa è sul serio l’altra faccia di quel mondo dorato che sogna ogni appassionato di moto che sogna di fare, della sua passione, un lavoro retribuito (e come poi!).
Forse, il lato umano, le delusioni, i problemi, le incomprensioni, la solitudine di chi va troppo in alto e cade rovinosamente sono la parte che è scritta sempre troppo poco, la parte che meno trova spazio nelle cronache sportive : poche storie di vita, poco tempo a disposizione, spazio solo per chi , per primo, passa col casco sotto la bandiera a scacchi.
Chiudendo c’è da dire: Hopkins risponde davvero al profilo dell’uomo col casco che passa per primo sotto la bandiera a scacchi? Dati alla mano, credito e conti alla mano no, ma non sarebbe una novità quella dell’ingaggio di un pilota non vincente che assicura però una fetta di mercato importante alla casa (per certi versi di questo fatto è un caso emblematico,mondiale a parte, Hayden in moto gp…)
La prima sentenza? Facile: Valencia, 5 aprile.
Testo: Massimo Soldini



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