Wsbk Donington: cielo grigio, bandiera nera, brillano Melandri e Checa

27 marzo 2011

Il discusso appuntamento inglese ci consegna un campionato superbike a dir poco elettrizzante.
Volenti o nolenti ci ritroviamo ad aver vissuto un week end da ricordare sia in pista che fuori.
È da sabato scorso infatti che il gp inglese prende vita e che lo fa sorprendendo tutti, sovvertendo le prove del venerdì, complice il tanto criticato meteo inglese.
E’ tutt’altra infatti la temperatura che ha imposto ai piloti un set-up ed una scelta delle coperture Pirelli del tutto differente rispetto alle prove libere dei gironi precedenti. E’ nel freddo sabato di prove cronometrate che si consuma quello che, sulla carta stampata e non solo, rischia di diventare un caso che si trascinerà, a nostro avviso esagerando e non poco, per molti mesi: Biaggi vs Melandri.
Il campione romano inizia il week-end meravigliosamente, imponendo ritmi e tempi da assoluto dominatore; tutto da rivedere al sabato con i motivi suddetti.

Complice il momento negativo il pilota compie quindi due errori piuttosto evidenti finendo per danneggiare altri piloti nel corso delle prove: Melandri prima ed Haga poi.
Il primo, innervosito dal giro veloce buttato al vento, entra duro su Biaggi alla curva successiva, il secondo, poco carinamente (ed è strano che nessuno poi ne abbia parlato) manda a quel paese un Biaggi che, seppure colpevole e per ben due volte, aveva chiesto scusa  a Melandri alzando il braccio.
Lo spiacevole teatrino prosegue nella pit lane dove Max, rientrando già nervoso di suo e per quanto accaduto con Melandri, incrocia proprio gli occhi del ravennate che rafforza il concetto con un applauso provocatorio ed ironico.
Scintille come non se ne vedono da tempo: purtroppo o per fortuna.
Così accade che Max si avvicini minaccioso per “parlare” e che Macio (o micio?) Melandri, appunto sornione, sogghigni in riferimento a quanto accaduto.
L’epilogo sarebbe stato molto spiacevole ma di eco e di gravità trascurabile se non fosse per le telecamere fin troppo pronte e per qualche gionalista che viva sguazzando nella vicenda, cercando a più non posso di punzecchiare i due piloti subito dopo e durante la giornata di oggi.
Senza dubbio un Biaggi distratto, nervoso, da condannare per il brutto gesto dei due buffetti spavaldi rifilati a Melandri.
Peccato però che, volendone per forza parlare, non si faccia vedere l’entrata dura del ravvenate in pista, il successivo applauso ironico, il vaffa di Haga (che non è memore di quel giorno in cui per simil gesto verso Biaggi lasciò il semi manubrio finendo in terra).

Poco importa però: rivalità e brutta figura tutta italiana. Peccato davvero.

La gara è fuoco vivo, come promesso: difficile raccontarla con le parole.
Avvio gelido, ma è solo colpa del tanto accusato meteo: fa freddo, tanto, e questo influisce su tutto e tutti. Lo start è deludente per Checa che, su Ducati, parte dalla prima piazza ma scivola indietro.
Davanti a combattere ci sono Haslam su BMW, Camier, Rea, Haga Smrz.

Ad impressionare è proprio il pilota ceco  abile a conquistare la testa della corsa dopo che i primi giri avevano offerto spettacolo a suon di sorpassi. Nel gruppo ad inseguirlo Biaggi, Rea e Checa.

Ottimo Haslam da subito in bagarre nelle prime 3 posizioni. Smnrz proseguiva quindi la sua corsa solitaria lasciando la battaglia alle sue spalle: un ottimo Melandri prendeva così via via a guadagnare posizioni suggellando l’ottima progressione che lo vedeva, dallo start, guidare pulito e compiere sorpassi significativi. Bella e corretta la battaglia in pista con Biaggi, costretto a cedere per via delle scelte di set up non all’altezza.

E’ però negli ultimi giri che tutto si compie: una rapida successione di eventi porterà infatti al traguardo ponendo fine ad una spettacolare gara 1:

una ottima Kawasaki, finalmente nelle prime posizioni per molti giri, cede purtroppo ad  una rovinosa caduta: Sykes pare proprio far ben sperare per questa stagione che la verdona aspettava da tempo; Melandri termina  l’ottimo lavoro andando a prendere Smrz che tutto sommato meritava la vittoria; Checa raggiunge e sfrutta l’unico punto a disposizione per superare un ottimo Haslam vittima delle gomme scelte.

La bandiera a scacchi incorona quindi un ritrovato ed ottimo Melandri su una perfetta Yamaha, uno Smrz giunto secondo che si dimostra un pilota di spicco su qualunque moto gli si offra, un Checa terzo che fa pesare l’esperienza.
Molto indietro Biaggi, appannato Rea che su Honda pare meno combattivo ed efficacie di quanto non fosse stato lo scorso anno; scomparso Corser con l’altra BMW.

Si arriva quindi a gara 2 che vede finalmente la temperatura salire e non di poco: tutto nuovamente in gioco, tutti al lavoro  su sospensioni e pneumatici sperando di sovvertire in qualche caso, o di confermare negli altri, i risultati di gara 1.

La partenza invece è palcoscenico per l’atto finale di quello che rischia di essere uno dei week-end più brutti per il campione mondiale superbike: Max Biaggi è concentrato ma è evidente come gli sfugga la frizione e come la moto avanzi prima ancora che la vera e propria procedura del semaforo abbia inizio. Biaggi scuote il capo e si ferma, attende che il semaforo si spenga, parte “regolarmente” non traendo vantaggio da quella che però, a tutti gli effetti, è una jump start.

Incredibile il flash back per i suoi tifosi: la mente corre a Barcellona 1998 anche se gli eventi che fecero maturare il cartello di ride through furono del tutto diversi (capziosi all’epoca).

Ed infatti i corsi e ricorsi storici avranno luogo al 100%: Max non si vede il cartello dal muretto sul rettilineo e guida i primi giri della manche consapevole di dover guadagnare tempo per la incombente penalizzazione finale.
Peccato però che il regolamento reciti ben  altro e che la penalizzazione vada scontata sul momento e non, come crede lui,  post bandiera a scacchi.

Bandiera nera, ma stavolta senza teschio ed ossa incrociate: il Corsaro, a Doninngton, si è ammutinato.

La gara è tutt’altra rispetto alla precedente ma non per questo sottotono: Checa la domina, dietro, a combattere e correttamente, Camier che finalmente pare arrivato a far fruttare l’esperienza sulla sua Aprilia, e Melandri con la sua gioia e la rinnovata armonia di correre.
Italmoto comunque presente!
Il duello si dipana a soli due giri dal termine quando Melandri stacca l’inglese ma quando ormai è troppo tardi per andare a prendere Checa che stavolta ha azzeccato le gomme per la vittoria finale.

Ancora un quarto posto per Haslam e la sua Bmw che visto il campionato del pilota nella scorsa stagione, ambivano  a ben altro per questo 2011. Subito dietro Rea su Honda: davvero è questo il pilota che tanto aveva emozionato lo scorso anno?

Benissimo nuovamente la Kawasaki che conferma i progressi piazzando Lascorz in quinta piazza; Haga con segnali positivi ma davvero poco nel paniere a fine giornata.
Esce di pista, cade sull’erba umida, si rialza: comunque nelle retrovie chiuderà ultimo, davanti solo ai ritirati (Biaggi  e Berger).

Fabrizio su Suzuki migliora quanto ottenuto in gara 1 finendo in settima posizione: un inizio stagione abbastanza sottotono.

Avremo molto su cui pensare in vista del prossimo appuntamento. Di certo Donington ci consegna significativi verdetti in chiave mondiale e lascia intendere che questa annata potrà riservare spigolature, colpi di scena.

Checa conferma  che per il campionato fa sul serio, Melandri che c’è, e non per fare da spettatore, ma per suonarle di santa ragione, per dimostrare che il suo, come pilota, non era un fuoco di paglia, che non è un pilota già finito  come gli ultimi anni di  moto Gp ce lo avevano dipinto.

Lavoro, e tanto, ad attendere BMW ed Honda (davvero è stata  cosa redditizia  aver coinvolto  Xaus ?)

Calma, esercizi zen e colpi di spugna per il campione in carica: coraggio, si può sbagliare e forse l’intervista con serena ammissione  di colpa, completa  di scuse alla squadra rilasciata a valle di gara 2 è la strada giusta da seguire per tornare lì, davanti a tutti.

 

Massimo Soldini

foto wordlsbk

 

 

 

 

 

 

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